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Rifondazione comunista: “Mafia in Umbria, la politica prenda sul serio il grido d’allarme della Procura di Perugia”

Le dichiarazioni del Procuratore di Perugia sulla presenza della mafia nella nostra regione vanno prese sul serio, soprattutto dalla politica e dalle istituzioni democratiche della nostra regione. Salutiamo con favore l’ultima operazione della Guardia di Finanza e continuiamo ad apprezzare su questo tema il lavoro svolto negli anni dalla Direzione distrettuale antimafia di Perugia e dalle forze dell’ordine. Ma, esattamente come sostiene il Procuratore, l’Umbria non è più un’isola felice e le infiltrazioni malavitose stanno diventando un fattore strutturale, particolarmente pericoloso in un contesto in cui aumentano disoccupazione, precarietà e nuove povertà. La criminalità organizzata infatti continua a tentare di sfruttare la crisi del tessuto socio-produttivo umbro non solo per infiltrarsi, ma anche per costituire in prospettiva un’autentica “terra di mezzo”. Per questo pensiamo che la politica umbra e le istituzioni, a tutti i livelli, possano e debbano assumere la questione delle infiltrazioni mafiose come prioritaria. Dobbiamo dirlo: pensiamo che la Commissione consiliare d’inchiesta su criminalità organizzata e infiltrazioni mafiose insieme al neo costituito Osservatorio regionale sulla criminalità organizzata debbano non solo continuare a promuovere la cultura della legalità, ma anche produrre un approfondimento  sui meccanismi attraverso i quali la malavita entra nei nostri territori per produrre leggi che sappiano prevenire questi fenomeni. La drammatica esperienza di altre regioni ci insegna che la mafia, nella propria azione di radicamento, cerca o crea le condizioni per la costituzione di monopoli naturali per sfruttarne l’esclusività e l’assenza di alternatività; in tale ambito rientrano una serie di aree economiche particolarmente vulnerabili, a partire dal ciclo edilizio e dal ciclo dei rifiuti, dove gli enti pubblici svolgono un ruolo chiave di committenza. Per questo servono nuove politiche per il lavoro, per questo gli amministratori locali non vanno lasciati soli. Occorre invece un’azione normativa da parte della Regione Umbria nella prevenzione e nel contrasto della corruzione, nell’individuazione degli operatori dei settori maggiormente a rischio d’infiltrazione, nell’ulteriore trasparenza e nel monitoraggio delle procedure di appalto, nella definizione di prassi trasparenti e partecipative nella gestione delle risorse pubbliche. Queste misure non saranno certo sufficienti, ma le consideriamo indispensabile nella lotta alla mafia nella nostra regione.
Enrico Flamini, Segretario Regionale di Rifondazione comunista dell’Umbria
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