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Rifondazione comunista di Terni sul principio d’incendio dell’inceneritore ARIA-ACEA

Non conosciamo l’entità dei danni provocati dal principio d’incendio all’inceneritore ARIA-ACEA (ex Terni Ena) di ieri sera. Conosceremo solo nei prossimi giorni se la nube prodotta dalle fiamme è o meno tossica per la salute dei ternani. Sappiamo però che l’incendio di ieri sera non è affatto un evento straordinario, un “incidente” isolato, ma l’ultimo evento negativo di una storia che dura da troppo tempo.
Ricordiamo che l’altro inceneritore di Maratta, quello di Terni Biomassa è ancora fermo dal mese di Aprile dell’anno scorso, con revoca delle autorizzazioni, a seguito all’ispezione dei carabinieri del Noe, con riscontro di numerose irregolarità sia amministrative che penali e conseguente avvio di azione giudiziaria nei confronti della Tozzi Holding di Ravenna, proprietaria dell’impianto.
La cosa più sconcertante di queste vicende che accomunano i due inceneritori è la considerazione che queste strutture sono praticamente nuove, reduci da profondi revamping e che avevano ripreso la loro attività da poco tempo. Terni Biomassa, addirittura, aveva ripreso a bruciare da pochissimi mesi, prima dell’ispezione e lo stop imposto dalla magistratura.
E’ evidente il grado di inaffidabilità di questi impianti che non riescono a stare nelle norme prescritte neanche nella fase iniziale, quando i livelli di efficienza dovrebbero essere massimi.
Inaffidabilità e pericolosità già ampiamente riscontrate nelle tragiche vicende dell’inceneritore ASM di Maratta, che avevano portato, pochi anni fa, alla definitiva chiusura.
Tuttavia, neanche i dati dello studio “Sentieri” e quelli dell’ISDE, le stime dell’USL2 ed il basilare principio medico di “precauzione” sono stati sufficienti ad interrompere il rimpallo (e scarico) di responsabilità tra istituzioni, sindaco ed enti preposti, riguardo il blocco di queste attività.
Rifondazione Comunista ricorda che l’articolo 41 della Costituzione Italiana recita che: “L’iniziativa privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.”
Il PRC torna a chiedere qual è l’utilità sociale di questi inceneritori per la nostra collettività.
Essi non bruciano i rifiuti solidi urbani prodotti dai ternani, bensì pulper di cartiera importato totalmente da fuori regione (Toscana, Marche, ecc.).
Decine e decine di automezzi pesanti ogni giorno trasportano questo particolare rifiuto industriale a bruciare negli impianti di Maratta, a solo qualche chilometro dal centro città, nel centro della conca ternana già gravata da pesanti e storici problemi ambientali.
Una attività folle visto che altrove anche il pulper viene correttamente avviato a recupero e riciclo e non bruciato. Una attività con ricadute economiche per i ternani pressoché nulle, a vantaggio solo dell’interesse economico di pochi privati.
Una battaglia di civiltà da vincere al più presto.
PARTITO della RIFONDAZIONE COMUNISTA
Federazione di TERNI

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