Ultimi aggiornamenti

Pd, la minoranza: “Renzi ha scelto la scissione”

Indetto il Congresso, il segretario tira dritto

Dichiarazione congiunta di Speranza, Rossi ed Emiliano che rompono gli indugi. Bersani: “Alzato un muro. Se si va avanti così impossibile aprire una discussione”. L’ex premier: “Non potete chiedermi di non presentarmi”. Ora la direzione deciderà date e modalità delle assise

di GIOVANNI GAGLIARDI, Repubblica .it 

ROMA – “Scissione”, “ricatto”, “muri”, “eliminazione”, “dissidenza”. Risuonano queste parole nel giorno più drammatico del Pd, i dem riuniti in assemblea sull’orlo della spaccatura, sul filo del baratro. Con l’arcipelago della sinistra che fatica a capire dove guardare, chi seguire, di chi fidarsi. E chi espellere. Una giornata lunghissima. Che però a metà pomeriggio si chiude con il presidente Orfini che indice formalmente il Congresso e con la minoranza che denuncia: “Renzi ha scelto la scissione”. I tre leader, dopo l’apertura messa in campo da Michele Emiliano che diventa mediatore e che a Renzi dice: “Mi fido di lui” e anche: “Nessuno gli ha mai chiesto di lasciare”, firmano insieme una dichiarazione durissima: “Anche oggi nei nostri interventi in Assemblea c’è stato un ennesimo generoso tentativo unitario. È purtroppo caduto nel nulla. Abbiamo atteso invano un’assunzione delle questioni politiche che erano state poste, non solo da noi, ma anche in altri interventi di esponenti della maggioranza del partito. La replica finale non è neanche stata fatta. È Ormai chiaro che è renzi ad aver scelto la strada della scissione assumendosi così una responsabilità gravissima”. Il dado, dunque, è tratto. Spazzando via anche i dubbi sulle intenzioni del governatore pugliese.

Assemblea Pd, Giacomelli: “Sono felice di parlare dopo il sosia di Michele Emiliano”

http://video.repubblica.it/embed/politica/assemblea-pd-giacomelli-sono-felice-di-parlare-dopo-il-sosia-di-michele-emiliano/268274/268686?adref=http://www.repubblica.it/politica/2017/02/19/news/crisi_pd_oggi_l_assemblea_dem_la_minoranza_minaccia_la_scissione-158656684/&p=true&generation=pageload&autostart=true&width=558&height=314&pm=true&pl_listen=true&el=iframe-158709522

Pubblicità

Il finale di una giornata difficilissima per il Partito democratico con Renzi che, dopo le dimissioni, tira dritto per la sua strada davanti ad una platea delle grandi occasioni: oltre 700 delegati, tutti i ministri, sul palco anche il premier Gentiloni. E, iniziando i lavori, il segretario dimissionario subito attacca: “Non si può chiedere a una persona di non candidarsi perché solo questo evita la scissione. Avete il diritto di sconfiggerci, non di eliminarci”. E aggiunge: “Scissione è una delle parole peggiori, peggio c’è solo la parola ricatto”. Frasi che non sono piaciute alla minoranza: “Sentite le conclusioni, i tre che hanno presentato altre proposte (Emiliano, Rossi e Speranza ndr) si vedranno e decideranno che fare”, certifica Pierluigi Bersani. Cuperlo ha il tono grave: “Sono preoccupato, allarmato e turbato da questa giornata. Credo che si sottovaluti la ricaduta di quello che può accadere. La rottura del Pd sarebbe un arretramento e una sconfitta per la sinistra”. La sinistra, aggiunge, “sarebbe più debole e più esposta alle incursioni di una destra dai tratti più aggressivi e pericolosa”. Massimo D’Alema non partecipa all’assemblea, anche se il renziano Roberto Giachetti non esita a chiamarlo “il conducator della scissione”. Enrico Rossi, insieme a Emiliano e Speranza uno dei tre più riottosi, non presenta una candidatura ufficiale alla segreteria contro Renzi ma parla apertamente di “un muro alzato, sono maturi i tempi per una forza nuova”. Veltroni fa un appello all’unità: “Non si separi la strada di tanti compagni e compagne, il Pd nacque per fusione non per scissione”. E aggiunge: “Se torniamo a Ds e Margherita non chiamatelo futuro“. Tocci apocalittico: “Non riesco a credere che ci siamo arrivati. Quale demone si è impadronito delle nostre volontà?”.

Assemblea Pd, la mediazione di Emiliano: “Renzi tolga anche a me ogni alibi alla scissione”

http://video.repubblica.it/embed/politica/assemblea-pd-la-mediazione-di-emiliano-renzi-tolga-anche-a-me-ogni-alibi-alla-scissione/268270/268682?adref=http://www.repubblica.it/politica/2017/02/19/news/crisi_pd_oggi_l_assemblea_dem_la_minoranza_minaccia_la_scissione-158656684/&p=true&generation=pageload&autostart=true&width=558&height=314&pm=true&pl_listen=true&el=iframe-158701188

Ma lo stesso Michele Emiliano, a metà pomeriggio, tira fuori una mediazione: “L’unità è a portata di mano, ho fiducia nel segretario” scandisce all’assemblea l’esponente di spicco della sinistra dem, l’anti-Renzi che piace a Berlusconi e che il giorno prima, al teatro Vittoria con Enrico Rossi e Roberto Speranza, si scusava perchè in passato aveva appoggiato il segretario. E oggi, invece, sempre Emiliano: “Sono disponibile a un passo indietro”. Anche se poi precisa che la sua non è una marcia indietro, ma un tentativo di abbassare i toni in cerca di un’intesa, negando di aver cambiato idea rispetto ad una rottura in assenza di mediazioni sul Congresso. E, passate le 17, il presidente Orfini chiude rapidamente l’assise: è indetto il Congresso, se ne riparlerà.

L’apertura dei lavori. “Sono arrivate le dimissioni formali del segretario e quindi per statuto si prevede la convocazione dell’assemblea”, dice il presidente del Pd Matteo Orfini a metà mattina in apertura dei lavori. Sul palco oltre a Renzi e a Gentiloni, anche il presidente Matteo Orfini, e i vicesegretari Lorenzo Guerini e Debora Serracchiani. Si comincia prima delle 11, con circa un’ora di ritardo rispetto al previsto per il grande afflusso di delegati. Prima dell’inizio è stato suonato l’inno nazionale.

Assemblea Pd, Franceschini alla minoranza: “Non andate via, sarebbe una ferita”

http://video.repubblica.it/embed/politica/assemblea-pd-franceschini-alla-minoranza-non-andate-via-sarebbe-una-ferita/268252/268664?adref=http://www.repubblica.it/politica/2017/02/19/news/crisi_pd_oggi_l_assemblea_dem_la_minoranza_minaccia_la_scissione-158656684/&p=true&generation=pageload&autostart=true&width=558&height=314&pm=true&pl_listen=true&el=iframe-158693627

Orfini ha dato per due ore la possibilità, prevista dallo statuto, di candidarsi alla segreteria. Ma nessuno ha raccolto l’invito.  Poco dopo le 13,30 il presidente certifica: “Sono scaduti i termini e non sono state presentate candidature. Quindi non eleggeremo un nuovo segretario, al termine dell’assemblea sarà automaticamente indetto il congresso. Nei prossimi giorni convocherò la direzione”.

Assemblea Pd, Veltroni: “Se tormiano a Ds e Margherita non chiamatelo futuro”

http://video.repubblica.it/embed/politica/assemblea-pd-veltroni-se-tormiano-a-ds-e-margherita-non-chiamatelo-futuro/268249/268661?adref=http://www.repubblica.it/politica/2017/02/19/news/crisi_pd_oggi_l_assemblea_dem_la_minoranza_minaccia_la_scissione-158656684/&p=true&generation=pageload&autostart=true&width=558&height=314&pm=true&pl_listen=true&el=iframe-158693626

L’intervento di Renzi. Come previsto, l’assemblea si è aperta con l’intervento di Renzi che è stato salutato da un lungo applauso. Il segretario dimissionario va subito al punto, rivolto alla minoranza dem: “Non si può chiedere a una persona di non candidarsi perché solo questo evita scissione. Avete il diritto di sconfiggerci, non di eliminarci”.

Assemblea Pd, Renzi alla minoranza: “Non potete chiedermi di non ricandidarmi”

http://video.repubblica.it/embed/politica/assemblea-pd-renzi-alla-minoranza-non-potete-chiedermi-di-non-ricandidarmi/268242/268654?adref=http://www.repubblica.it/politica/2017/02/19/news/crisi_pd_oggi_l_assemblea_dem_la_minoranza_minaccia_la_scissione-158656684/&p=true&generation=pageload&autostart=true&width=558&height=314&pm=true&pl_listen=true&el=iframe-158680893

 “La parola chiave che propongo oggi è: rispetto”, Così Matteo Renzi, aprendo i lavori. “E’ una delle parole più belle, richiama al guardarsi intorno, dentro, negli occhi”, sottolinea. “Il Pd ha perso l’occasione per aprire le finestre e parlare fuori. Ora dico, senza distinzioni: fermiamoci. Fuori da qui ci stanno prendendo per matti”, dice Renzi. “La nostra responsabilità è nei confronti del Paese. Adesso basta, non possiamo più discutere al nostro interno. Facciamolo oggi ma dobbiamo rimetterci in cammino”.

“C’è una frattura forte nella politica e nella società italiana, c’è un prima e un dopo il 4 dicembre. E io ne sono responsabile: il referendum è stato una botta per tutto il sistema Paese e noi dobbiamo rimettere in moto il Paese”. Dopo il referendum del 4 dicembre, aggiunge l’ex premier “è tornata la prima Repubblica ma senza la qualità della prima Repubblica, non riguarda solo il Pd, si stanno scindendo tutti, fratture che il proporzionale fisiologicamente esalta”.

“Un partito deve scegliere di rispettarsi sempre e praticare il rispetto verso la comunità di militanti e iscritti che senza chiedere niente passano le serate a organizzare le campagne elettorali e le feste dell’unità e chiedono a noi di rispettarci. In questi mesi il Pd non si è rispettato, ha buttato del tempo, ha bestemmiato il suo tempo, ha perso l’occasione per parlare fuori. Guardiamoci negli occhi rispettandoci e proviamo a capire se esiste lo spazio per immaginare un domani”.

“La scissione ha le sue ragioni che la ragione non conosce. La nostra responsabilità è verso il Paese e quelli che stanno fuori. Adesso basta: si discuta oggi ma ci si rimetta in cammino. Non possiamo continuare a stare fermi a discutere al nostro interno”, dice all’assemblea Pd, citando Pascal.

“Non possiamo stare fermi a dire congresso sì, congresso no. Resti agli atti quel che è accaduto in questi due mesi e mezzo. Ho cercato tutti i giorni di raccogliere le proposte degli altri per restare insieme. All’ultima assemblea due amici storici mi hanno preso a male parole per dirmi ‘fai un errore’. A quel punto una parte della maggioranza e minoranza ha detto fermiamoci e mi sono fatto carico di non fare il congresso perché pensavo potessimo fare una campagna di ascolto insieme”.

“Scissione è una delle parole peggiori, peggio c’è solo la parola ricatto, non è accettabile che si blocchi un partito sulla base dei diktat della minoranza”.

Assemblea Pd, Renzi: “Peggio della parola scissione c’è solo la parola ricatto”

http://video.repubblica.it/embed/politica/assemblea-pd-renzi-peggio-della-parola-scissione-c-e-solo-la-parola-ricatto/268238/268650?adref=http://www.repubblica.it/politica/2017/02/19/news/crisi_pd_oggi_l_assemblea_dem_la_minoranza_minaccia_la_scissione-158656684/&p=true&generation=pageload&autostart=true&width=558&height=314&pm=true&pl_listen=true&el=iframe-158680894

“C’è un altro punto per cui va fatto il congresso. E’ solo uno scontro di poteri, sì. Ma non nel modo che potete capire”, aggiunge Renzi citando l’articolo di Michele Serra su Repubblica. “C’è la legittima aspirazione a diventare segretario. Ma c’è di più: a chi appartiere il potere nel Pd? Quando si definisce il congresso come il luogo della conta e non della democrazia, si sta dicendo qualcosa che va contro il cuore del partito. La condizione per cui si può stare tutti dentro, non è la logica del veto, ma che il potere appartiene ai cittadini che vanno a votare alle primarie, non ai caminetti a Roma”, ha aggiunto Renzi.

“Basta con la discussione e le polemiche sul governo. Faccio un applauso a Gentiloni che è qui, per quello che sta facendo con i ministri. E’ impensabile che si trasformi il congresso in un congresso sul governo. Sarebbe un errore allucinante per tutti”. Sottolinea Renzi. “Sul governo non ho cambiato idea, mi fa piacere che altri lo abbiano fatto passando dall’appoggio caso per caso all’appoggio fino a fine legislatura. Rispettiamo l’azione del governo e i poteri del presidente della Repubblica”.

“Per sistemare questa assurda situazione poteva valere la pena fare un passo indietro, ci ho pensato”, spiega Renzi. “Però ci ho pensato sul serio, perchè mai come questi due mesi e mezzo siamo stati laici nelle decisioni, abbiamo ascoltato tutti, ma accettare oggi che si possa dire di no a una candidatura, accettare che possa essere eliminata una persona, sarebbe un ritorno al passato. Noi stiamo insieme per confrontarci”, ha aggiunto.

“Tutti si sentano a casa nel Pd, anche di discutere e di litigare”. Ma a “chi per tre anni ha pensato che si stava meglio quando si stava peggio non dico che siamo nemici e neanche avversari, dico mettetevi in gioco. Non potete chiedere a chi si dimette per fare il congresso di non candidarsi perché solo così si evita la scissione. Questa non è una regola del gioco democratico”.

“Non accetteremo mai, mai, mai e poi mai che qualcuno ci dica ‘tu non vai bene, tu nei sei parte di questa comunità’ – scandisce – avete il diritto di sconfiggerci, non di eliminarci”.

Gli scissionisti. “Siamo a un punto delicato. Una parte di noi pensa che se va avanti così il Pd va a sbattere. Non vogliamo mandare a casa Renzi per forza. Stiamo dicendo che vogliamo discutere di una correzione di rotta. Renzi ha alzato un muro. Ma se si va avanti così, non sarà possibile aprire una discussione”, così Pierluigi Bersani, ospite di ‘In mezz’ora’. “Chi guida il più grande partito della sinistra europea – dice – avrebbe il dovere di ascoltare le grida di dolore che si alzano non solo tra i dirigenti del partito”.

“Sono di sinistra – aggiunge Bersani – e non sopporto di vedere un livello di disuguaglianza così aberrante. Sarà anche lui di sinistra, ma perdiamo rapporti con un pezzo di Paese. Lavoratori insegnanti e piccoli imprenditori non ci capiscono. Vediamo, non decido io”.

“Ci hanno bastonato e dicono di soffrire loro…”, sottolinea Enrico Rossi, dopo gli interventi dell’assemblea dem. “Hanno alzato un muro. Tutti, anche Veltroni e Fassino. Sia nel metodo che nella forma. Tutti interessati a difendere Renzi”, aggiunge il governatore della Toscana, “per noi la strada, invece, è diversa, è un’altra”. “Sono maturi i tempi per formare una nuova area”, dice, “già ci sono stati milioni di cittadini che hanno abbandonato”. A quando la scissione? “I tempi sono quelli per la costruzione di una nuova forza con quei cittadini che non considerano più a sinistra il Pd”.

“L’Assemblea nazionale ha deciso l’avvio del Congresso. Andarsene per una data è sbagliato”, ribatte il vice segretario del Pd Lorenzo Guerini alla minoranza Pd aggiungendo: “Ascoltiamo volentieri la minoranza, c’è un dibattito aperto, se però c’è una scelta già compiuta è sbagliata e la assumo con rammarico. Ci sono i tempi tecnici, l’avvio del percorso congressuale è iniziato con le decisioni di oggi”.

PAURE, SPERANZE E RISCHIO SCISSIONE: IL POPOLO PD SCRIVE A REPUBBLICA 

Posizioni che partono molto distanti. Massimo D’Alema oggi non ha partecipato all’assemblea: “È una perdita di tempo provare a trattare con Renzi, io lo conosco, non farà mai passi indietro”, aveva detto. E con Enrico Rossi, Roberto Speranza e Michele Emiliano, con Bersani e lo stesso D’Alema, che continuavano a ripetere che non saranno al congresso se questo sarà solo l’occasione per Renzi di “prendersi una rivincita”. Una minoranza che ha cominciato mettendo comunque sul tavolo parole pesanti verso il segretario del Pd: “Non costringete questa comunità ad uscire dal Pd. Noi speriamo di non dover dire cose drammatiche nelle prossime ore ma se dovesse essere necessario non avremo paura”, così ad esempio Emiliano, prima versione. “Ci auguriamo che cambiando si possa proseguire sotto lo stesso tetto. Se non sarà così nessun patema. Anche perché in futuro saremo chiamati a collaborare per il bene del Paese” le parole di Enrico Rossi. “Se non si dovessero capire le nostre istanze sarà normale un nuovo inizio. Non come chiusura o stretta identitaria”, così Roberto Speranza.

Le richieste della sinistra Pd per evitare la scissione erano i tempi del congresso, fino a ottobre-novembre, il sostegno al governo Gentiloni fino al 2018, la conferenza programmatica e la legge elettorale senza capilista bloccati. Punti imprescindibili che se non saranno accolti sanciranno la spaccatura del Pd. Che per Speranza c’è già stata: “Mi ha chiamato Renzi. Gli ho detto che questa scissione c’è già nei contenuti ma pare che lo vediamo solo noi…”.

I renziani però riassumono tutto in una frase: “Vogliono la testa di Renzi”. Alle richieste della minoranza risponde duro il vicesegretario del Pd, Lorenzo Guerini che twitta: “Gli ultimatum non sono ricevibili”. Poi però, l’apertura di Emiliano rimette tutto in gioco e ora sono gli scissionisti a dividersi.

Il presidente Orfini chiude velocemente, convoca la direzione per martedì con all’ordine del giorno la nomina della commissione per il congresso. Rossi lascia velocemente l’assemblea e dice: “Oggi Emiliano ha fatto un’ultima proposta di responsabilità. Sta a Renzi, fino all’ultimo vediamo ma finora le nostre proposte non sono state accolte”. Speranza sancisce:  “Emiliano ha parlato per tutti”

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: