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Lettera aperta ai governanti del mondo

Il 1° settembre 2016 l’ex presidente Luiz Inácio Lula da Silva ha divulgato una lettera aperta da lui inviata direttamente ai governanti e ex governanti del mondo con cui ha mantenuto relazioni durante i suoi governi e ai fori dei partiti per denunciare la grave situazione politica del Brasile. Lettera che molti governanti presenti al G-20 in corso in Cina il cui si trova il signor Michel Termer hanno in mano.

Caro Presidente,

mi rivolgo a lei per informarla della gravissima situazione politica e istituzionale che vive il Brasile, paese che ho avuto l’onore di presiedere fra 2003 e 2010.

Prendo la libertà di scriverle in nome del rispetto e dell’amicizia, dei quali sono molto grato, che esiste fra di noi.

È per me motivo di orgoglio di essere riuscito, nonostante la complessità insita nelle grandi democrazie e i cronici problemi del Brasile, ad unire il mio paese intorno ad un progetto di sviluppo economico con inclusione sociale, che ci ha fatto dare un vero salto storico dal punto di vista della crescita produttiva, della creazione di posti di lavoro, distribuzione di reddito, lotta alla povertà e ampliamento delle opportunità educative.

Con mezzi pacifici e democratici siamo stati capaci di cancellare il Brasile dalla carta della fame nel mondo elaborata dall’ONU, abbiamo liberato dalla miseria oltre 35 milioni i persone che vivevano in condizioni disumane, e abbiamo innalzato il livello medio di reddito e consumo di altri 40 milioni di cittadini, nel maggior processo di mobilità sociale della nostra storia.

Come si sa, nel 2010 mi è succeduta la Presidente Dilma Rousseff, anch’essa del Partito dei Lavoratori (PT), che ha dedicato la propria vita alla lotta contro la dittatura militare, per la democrazia e per i diritti della popolazione povera del nostro paese.

Seppure in uno scenario economico internazionale avverso, la Presidente Dilma è riuscita a mantenere il paese nel camino dello sviluppo e a consolidare i programmi sociali emancipatori, proseguendo nella riduzione delle enormi diseguaglianze materiali e culturali che ancora esistono nella società brasiliana.

Nel 2014 la Presidente Dilma è stata rieletta con 54 milioni di voti, sconfiggendo una poderosa coalizione di partiti, imprese e mezzi di comunicazione che puntava all’arretramento storico del paese, con la riduzione d’ importanti programmi d’ inclusione sociale, la soppressione di diritti di base delle classi popolari e l’alienazione del patrimonio pubblico costruito attraverso il sacrificio di innumerevoli generazioni di brasiliani.

La coalizione avversaria, sconfitta nelle urne nel 2002, 2006, 2010 e 2014 non si è rassegnata alla sconfitta e fin dalla proclamazione del risultato ha cercato di impugnarlo con tutti i mezzi legali, senza raggiungere nessun risultato.

Esauriti i mezzi legali, tuttavia, invece di accettare la decisione sovrana dell’elettorato, riprendendo il suo legittimo lavoro di opposizione e preparandosi per disputare il prossimo turno presidenziale – come il PT ha sempre fatto nelle elezioni che aveva perso- i partiti sconfitti e i grandi gruppi di comunicazione sono insorti contro le stesse regole del regime democratico, cominciando a sabotare il governo e a cospirare per impadronirsi del potere con mezzi illegittimi.

Durante tutto l’anno 2015, hanno bombardato sistematicamente gli sforzi del governo per ridefinire la politica economica al fine di resistere al crescente impatto della crisi internazionale e riprendere la crescita sostenibile. Hanno creato un clima artificiale di impasse politico e istituzionale, con conseguenze profondamente dannose per la vita del paese, contaminando l’ambiente degli affari, creando insicurezza fra produttori e consumatori, bloccando le decisioni di investimento. Nell’affanno di rendere impossibile la vita del governo, hanno scommesso contro il paese, giungendo addirittura ad approvare in parlamento un insieme di misure dissipatrici e irresponsabili volte a compromettere la stabilità fiscale.

Ed in fine non hanno esitato a scatenare un processo di impeachment incostituzionale e completamente arbitrario contro la Presidente della Repubblica.

Dilma Rousseff è una donna integra, la cui onestà personale e pubblica è riconosciuta anche dai suoi più feroci avversari. Mai è stata o è accusata di alcun atto di corruzione. Nulla nella sua azione di governo può giustificare, neppure da lontano, un processo di cassazione del mandato che il popolo brasiliano liberamente le ha conferito.

La Costituzione brasiliana è categorica al riguardo: senza l’esistenza di crimine di responsabilità, non può esserci impeachment. E non vi è alcun -assolutamente alcun – atto della Presidente Dilma che possa essere caratterizzato come crimine di responsabilità.

Le procedure contabili utilizzate come presto per la destituzione della Presidente sono identici a quelle adottate da tutti i governi anteriori e dalla stesso vicepresidente Michel Temer nelle occasioni in cui ha sostituito la Presidente quando ella era in viaggio. E mai furono motivo di punizione dei governanti, ancor meno giustificazione per deporli. Si tratta quindi di un processo strettamente politico, ciò che ferisce frontalmente la Costituzione e le regole del sistema presidenziale, in cui è il popolo che sceglie direttamente il Capo di Stato e di Governo ogni quattro anni.

Le forze conservatrici vogliono ottenere attraverso mezzi tenebrosi ciò che non hanno raggiunto democraticamente: impedire la continuazione e il rafforzamento del progetto di sviluppo e inclusione sociale guidato dal PT, imponendo al paese il programma politico sconfitto nelle urne. Vogliono ad ogni costo comandare lo Stato per impossessarsi del patrimonio nazionale – come già comincia ad accadere con le riserve petrolifere in acque profonde – e smontare la rete di protezione dei lavoratori e dei poveri che è stata ampliata e consolidata in questi ultimi tredici anni.

Le stesse forze che cercano in modo arbitrio di sconfiggere la Presidente Dilma, e impiantare il proprio programma antipopolare, vogliono criminalizzare i movimenti sociali e, soprattutto, uno dei maggiori partiti della sinistra democratica dell’America Latina, il PT. E non si tratta di pure retorica autoritaria: il PSDB, principale partito di opposizione, ha già presentato formalmente una proposta di cancellazione del certificato del PT, con l’obiettivo di proibirne l’esistenza. Temono che nel 2018, in libere elezioni, il popolo brasiliano possa eleggermi di nuovo Presidente della Repubblica, per riprendere il programma democratico e popolare.

La lotta contro la corruzione, piaga secolare del Brasile e di tanti altri paesi, che deve essere combattuta in modo permanente da tutti i governi, è stata distorta e trasformata in una implacabile persecuzione mediatica e politica del PT. Denunce contro leaders di partiti conservatori sono sistematicamente insabbiate e archiviate mentre accuse simili contro qualunque personalità del PT diventano immediatamente, in disprezzo del debito processo legale, condanna irrevocabile nella maggior parte dei messi di comunicazione.

In verità la lotta alla corruzione in Brasile è diventata molto più vigorosa ed efficace a partire dai governi del PT, con rispetto, che in precedenza non esisteva, della piena autonomia del Ministero Pubblico e della Polizia Federale nell’esercizio delle loro funzioni; con l’ampliamento del bilancio, del corpo di funzionari e con la modernizzazione tecnologica di tali istituzioni e degli altri organi di controllo; con la nuova legge di accesso all’informazione e la divulgazione dei conti pubblici via internet; con accordi di cooperazione internazionale per affrontare la corruzione; e con la fissazione di punizioni molto più rigorose per corrotti e membri di organizzazioni criminali.

Tutti noi, democratici, interessati al miglioramento istituzionale del paese, appoggiamo la lotta alla corruzione. Le persone che in modo provato abbiano commesso crimini, devono pagare per essi, nell’ambito della legge. Ma i giudici, i promotori e i poliziotti anch’essi sono obbligati a compiere la legge e non possono abusare del loro potere contro i diritti dei cittadini. Le persone non possono essere pubblicamente condannate ( e vedere distrutta la loro reputazione) prima della conclusione del debito processo legale, e ancor meno attraverso la fuga deliberata di notizie compiuta per finalità politiche dalle stesse autorità. Una giustizia discriminatoria e partitica fatalmente sarà una giustizia ingiusta.

Io personalmente, non ho a mio carico nessuna indagine. Da quando ho iniziato la mia traiettoria politica e, soprattutto in questi ultimi due anni, ho avuto tutta la mia vita pubblica e famigliare inquisita – viaggi, telefonate, conti fiscali e bancari – , sono stato oggetto di ogni tipo di insinuazione, bugie e attacchi pubblicati come fossero assolute verità dalla grande stampa, senza che sia stato trovata alcun deviazione nel mio comportamento o alcuna prova di coinvolgimento in atto irregolare. Se la giustizia è imparziale, le accuse contro di me mai avanzeranno. Quello che non posso accettare sono gli atti di flagrante illegalità e parzialità praticati contro di me e contro i miei famigliari da parte di autorità di polizia e giudiziarie. È inammissibile la divulgazione nella televisione di conversazioni telefoniche senza alcun contenuto politico, la detenzione di persone per dare denunce menzognere contro di me in cambio della libertà, o la conduzione forzata, totalmente illegale, da me subita a marzo, per deporre senza essere stato previamente notificato.

Per questo i mie avvocato hanno presentato ricorso al Comitato dei Diritti Umani della Nazioni Unite informando degli abusi commessi da alcune autorità giudiziarie che vogliono ad ogni costo eliminarmi dalla vita politica del paese.

La mia traiettoria di oltre 40 anni di militanza politica, che è iniziata con la resistenza sindacale durante gli anni oscuri della dittatura, è proseguita nello sforzo quotidiano di stimolare la presa di coscienza e organizzare dal basso la società brasiliana , fino ad essere letto primo Presidente della Repubblica di origine operaia, è il mio maggior patrimonio e nessuno mi farà rinunciare ad esso. I vincoli di fraternità che ho costruito con i brasiliani e le brasiliane nelle città e nelle campagne, nella favelas e nelle fabbriche, nelle chiese, nelle scuole e nelle università, e che hanno portato la maggioranza del nostro popolo ad appoggiare il progetto vittorioso di inclusione sociale e di promozione della dignità umana, non saranno cancellati da nessun tipo di arbitrarietà. Allo stesso modo, nulla mi farà desistere, come sanno le dirigenze di tutto il mondo con le quali ho lavorato in armonia e stretta cooperazione – prima, durante e dopo i miei mandati presidenziali- dall’impegno di vita nella costruzione di un mondo senza guerre, senza fame, con più prosperità e giustizia per tutti.

Ringrazio per questa già generosa attenzione che lei ha dedicato a questo messaggio e mi metto a disposizione, come sempre sono stato, per ogni e qualunque chiarimento o riflessione di interesse comune.

Ripetendo il mio rispetto e la mia amicizia, saluto fraternamente

Luiz Inácio Lula da Silva

San Paolo, 25 de agosto de 2016.

(Traduzione di Teresa Isenburg, San Paolo 2 settembre 2016)

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