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E dopo i voucher, si paga a buoni pasto

di Giuseppe Civati – Ha avuto molta eco sui mezzi di informazione la notizia, che proviene dalla Toscana, circa la retribuzione dei lavoratori con i buoni pasto. Una sorta di ipervoucher, senza i contributi, senza alcun riferimento contrattuale, senza alcuna continuità. Ci si sorprende della sorpresa: i dati sui voucher, estesi proditoriamente negli ultimi anni e cresciuti enormemente proprio negli ultimissimi tempi, avrebbero già dovuto far riflettere. Quando abbiamo lanciato una mobilitazione per il superamento dell’attuale situazione, alcuni hanno risposto: avete ragione, i voucher sono scandalosi e il loro uso smodato è una vergogna, così però le imprese chiudono.
Ecco, è su questo punto che si dovrebbe dire una parola chiara: perché non è un momento facile per nessuna realtà economica, ma non si può nemmeno pensare che i lavoratori, per evitare che chiudano le imprese, lavorino gratis o con paghe da fame. Se le imprese faticano a stare sul mercato, è una brutta notizia. Ma costringere i lavoratori a stare al di sotto delle condizioni di umanità, lo è anche di più. Sembra un’ovvietà, ma questo è il punto da ritrovare: un equilibrio diverso rispetto all’attuale, insostenibile per i lavoratori e destinato ad affossare tutto il sistema. Perché di certo chi va avanti con i voucher e un po’ di nero, con i buoni pasto o con qualche altra diavoleria, non sarà un consumatore indefesso né un protagonista della mitica ripresa.
Ed è per questo che si insiste sui diritti di tutti, sulla paga oraria dignitosa, sulla qualità minima del rapporto di lavoro. Non è un argomento vecchio, come qualcuno vorrebbe far credere, è un argomento ogni giorno più nuovo. Nuovissimo. E una sedicente sinistra che lo trascura, sbaglia gravemente, condannando la società alla disuguaglianza e se stessa alla sconfitta delle proprie ragioni.
Vedo che ora tutti parlano di periferie, come se fossero spazi fisici, geografici. Le periferie sono qualcosa di più: sono le cucine dei lavapiatti, le scale da pulire, i campi da coltivare. Le periferie sono i voucher, i buoni pasto, il nero. Eccole, le periferie.
Fonte: ciwati.it
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