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Prc Panicale: “Valnestore, cautela prevenzione precauzione”

Rispetto ai fatti recenti legati allo smaltimento delle ceneri della centrale e ad altre problematiche ambientali che hanno visto arrivare agli onori delle cronache nazionali il nostro territorio, crediamo che si debba orientare l’agire politico secondo tre parole chiave – Cautela Prevenzione Precauzione, cosa che da più parti fino ad ora non è stata fatta. In gioco c’è la salute dell’ambiente, del territorio e dei cittadini che lo abitano in prima battuta, c’è il dolore delle famiglie di chi si è ammalato per questo crediamo sia indispensabile, in tempi il più brevi possibile, svolgere tutti gli esami necessari (e si sta già facendo) a stabilire quali siano le condizioni di salubrità ad oggi della Valnestore per poi immediatamente adottare, qualora dalle risultanze emergessero problemi, le precauzione minime necessarie a ristabilire le condizioni di vivibilità, di abitabilità, di coltivabilità. Dicevamo Cautela oltre che Precauzione perché non capiamo a cosa serva l’allarmismo messo in campo né tantomeno le processioni sull’area della centrale ex-enel, a meno che in una sorta di rilancio di pratiche medievali non riteniamo che i pellegrinaggi in luoghi santi magari effettuati in compagnia di eminenti porporati possa produrre una sorta di bonifica sovrannaturale e di riassestamento. Siccome noi non crediamo all’efficacia di questi metodi e viviamo quotidianamente il territorio confrontandoci coi cittadini e con l’Amministrazione, riteniamo utile in prima battuta che non si scomodino gli alti vertici istituzionale in inutili aspersioni, meglio collaborare per risolvere una serie di partite connesse appunto allo sviluppo di quell’area che risultano incompiute e che se portate a compimento, a buon fine permetterebbero di affrontare seriamente i problemi ambientali e di rilancio anche occupazionale dell’area. Alcuni sembrano scendere dal pero dimenticando la storia di quel posto, storia che chi ci vive tutti i giorni conosce. Questo non significa sottovalutare i problemi significa affrontarli con la volontà di risolverli: si faccia uno screening (come si sta già facendo seppur in maniera non troppo organica) e si stabiliscano con precisione le condizioni attuali ed i possibili scenari futuri, si mettano in campo pratiche che ripensino il modello di sviluppo di quell’area anche alla luce dei recenti fallimenti delle politiche regionali. Ci pare che la politica regionale, maggioranza e opposizione, si interessi a noi esclusivamente per queste pratiche dal sapore apotropaico e poco faccia per evitare i possibili scenari negativi. La pressione sui Comuni è diventata insostenibile, i prefigurati modelli amministrativi che prevedono macroregioni e macrocomuni per ora hanno l’effetto di lasciare isolati interi territori e le amministrazioni che quei territori tentano di amministrare e rilanciare. Più collaborazione quindi e meno pellegrinaggi, più progettualità e meno prebende, la vicenda dell’ITI parla di come appunto si pensi che con due spicci dedicati si possa uscire da una condizione produttiva ancora dentro la crisi partita nel 2008.

Consigliamo quindi cautela e precauzione per evitare danni permanenti alla salute appunto del territorio e dei suoi abitanti e per riparare ad eventuali danni fatti in passato, danni che toccherà ad altri e non alla politica collegare ai diretti responsabili e conseguentemente comminare pene e condanne.

Questa storia però ci parla delle necessità di lavorare per prevenire danni futuri, adottando politiche di sviluppo che tengano in debita considerazione il concetto di sostenibilità del modello, ad esempio questo polverone probabilmente avrà l’effetto di scongiurare definitivamente l’ipotesi di incenerimento dei rifiuti in valle che sembrava possibile fino a pochi mesi fa, contraddizioni e paradossi della modernità vedere chi si sbracciava minacciando i residenti di risolvere definitivamente la questione rifiuti con l’incenerimento, oggi impegnarsi appunto in sopralluoghi inutili se non per scrivere articoli sui giornali. Precauzione quindi e attenzione al modello di sviluppo. Le Amministrazioni di Piegaro e Panicale in questa difficile situazione ci pare si stiano muovendo seguendo queste tre parole chiave ed esprimiamo un giudizio positivo perché, come dicevamo, la partita non si limita all’analisi dello stato dell’arte, alle indagini, alla eventuale messa in sicurezza, alla salute dei cittadini e del territorio, ma esiste un contesto economico e produttivo difficile, i lasciti di un modello di gestione territoriale che sfasciandosi non prefigura nulla di buono, il mai partito “polo tecnologico”, quindi un contesto complesso in cui la politica regionale ci pare carente, in fondo servirebbe ascolto e collaborazione, per sterzare i fondi in maniera ottimale, ma ad oggi ci pare che come per l’area interessata dalle recenti vicende si preferisca non intervenire sulle debolezze di un territorio, ma anzi aggravarle per poi organizzare crociate senza la dovuta conoscenza dei fatti. La prevenzione si fa anche innalzando il livello di progettualità dei territori, in questa  brutta stagione in termini di prospettiva in cui unico volano economico pare essere l’imprenditore illuminato e mecenate affiancato in molti casi dalla schedatura di idee progettuali che hanno probabilità nulla di produrre sviluppo duraturo, consigliamo e come sopra oltre a consigliare ci impegniamo perché accada, di lavorare sull’innalzamento delle competenze territoriali, processioni e prolusioni servono a poco in questo caso, noi ci impegniamo a lavorare sul territorio, è sufficiente ascoltarci e darci corda in alcuni casi per avere effetti immediatamente positivi. Degli effetti delle azioni dei parolai e dei porporati rimangono solo le ceneri.

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