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“A Milano siamo l’unica alternativa ai due manager fotocopia”

Intervista. Il presidente della lista Milano in Comune, dopo 33 anni di consiglio comunale, ha accettato di candidarsi a sindaco per tenere insieme quei pezzi della sinistra che non vogliono votare Beppe Sala. “Dopo aver speso tanti soldi per Expo, Milano deve investire risorse per colmare le diseguaglianze sociali”. In caso di ballottaggio? “Non darò libertà di voto, perché il voto è sempre libero, dirò solo quello che farò io”

Basilio Rizzo, 33 anni di consiglio comunale alle spalle – è il presidente uscente – e una campagna elettorale davanti. “Volevo smettere, mi hanno cercato e sono convinto: è indispensabile che ci sia un’alternativa ai due manager”. E’ il salvatore della lista Milano in Comune (Altra Europa con Tsipras, Pdci, Prc, Possibile).

Non credi che la sinistra abbia affrontato con colpevole ritardo il ritiro annunciato di Pisapia? E’ passato un anno, forse c’era il tempo per inventarsi qualcosa di meno prevedibile della solita sommatoria di partiti a sinistra del Pd

Noi abbiamo sperato di poter ricostruire la maggioranza del 2011, ma in realtà si è sempre lavorato per escludere l’ala sinistra della coalizione. Il desiderio di presentare una maggioranza diversa non è nato ieri, così come l’ostilità di Sel. Forse ci si poteva muovere prima ma nessuno pensava a primarie con Beppe Sala, magari si poteva lavorare perché non si consolidasse quella oggi Pisapia chiama “sinistra di governo”.

Le primarie sono state un disastro. Quali sono le responsabilità del sindaco?

Evidenti. Ha sempre detto che per lui le primarie erano una vittoria, in realtà si sono fatte solo quando era chiaro che avrebbe vinto Sala. Solo in seguito si sono accorti che l’uomo della provvidenza era più debole del previsto. Pisapia non si riconosceva in Sala ma non è stato capace di preparare la sua successione nel segno della continuità. La scelta tardiva di Balzani senza il ritiro di Majorino ha fatto il resto, non capire che l’ex manager sarebbe risultato vincitore ha provocato un massacro politico. In Sel, invece, hanno prevalso considerazioni di bieco opportunismo: basta ricordare cosa hanno detto di Sala durante le primarie! Sono l’unico caso al mondo di una lista che si vergogna di mettere sul simbolo il nome del proprio candidato.

Non trovi che sia un errore contrastare Sala insistendo solo sui conti di Expo?

Expo pesa. Non per una questione di soldi, ma perché è diventata altro dal messaggio originale. L’attenzione alla nutrizione del pianeta è rimasta sulla carta, sarebbe stato diverso se Milano avesse investito soldi per diventare la città simbolo della lotta alla fame nel mondo, come Vienna lo è per i trattati di pace. Se invece chiami un manager solo per far quadrare i conti, allora i conti sono importanti per la sua credibilità.

Credi davvero che Sala e Parisi siano identici?

Sono le due morse di una tenaglia alla quale la città si sta ribellando. Se ai cittadini che ci hanno votato nel 2011 avessimo detto che in eredità avremmo lasciato questi due manager, probabilmente avrebbero chiamato l’ambulanza. E’ innegabile che il centrodestra sia peggio, ma tutti e due rappresentano il modello di una città commissariata per cinque anni dove c’è uno solo che decide. Sul tema dell’urbanistica, per esempio, Sala ha detto che vorrebbe farsi dare dal governo poteri speciali, questa è una concezione bonapartista della politica che non ci appartiene.

Dici che da sindaco tu non concederai spazi ai nuovi fascisti. E’ una polemica?

Mi batterò sempre contro tutte le presenze fasciste che si stanno estendendo, anche quelle più ambigue che si presentano sotto forma di concerti o tornei di calcetto. Forse la giunta di Milano ha sottovalutato il fenomeno, io non sono mai andato alle manifestazioni o alle commemorazioni dei fascisti. Magari qualcun altro sì.

Quali altri temi state rilanciando in campagna elettorale?

Case. Spazi sociali. Periferie. Ambiente. Dopo l’Expo, dobbiamo investire risorse per colmare le diseguaglianze sociali. I soldi, volendo, si trovano. Usciamo da Arexpo, per esempio, dove il Comune ha investito 30 milioni di euro per comprare terreni dai privati: se il governo rileva le nostre azioni con quei soldi possiamo sistemare più di 2 mila alloggi di edilizia popolare. Dobbiamo evitare lotte tra poveri, contro le occupazioni abusive dobbiamo ristrutturare le case vuote e assegnarle alle famiglie. Sono radicale: io sto con le persone che non hanno un tetto e sto anche con la vecchietta che ha paura che le occupino la casa, sono entrambi un nostro problema. Investire sugli alloggi vuol dire anche investire sulle energie rinnovabili, così facendo si migliora la qualità dell’aria e si crea lavoro. Milano non ha bisogno di nuove costruzioni. Credo che per affrontare le emergenze il sindaco debba recuperare un ruolo più decisionale. Il tema della salute è dirimente: se l’aria è inquinata non possiamo aspettare settimane prima di prendere provvedimenti, e non possiamo tollerare liste di attesa di mesi per un esame medico in una struttura pubblica. Dobbiamo pensare anche a un sostegno al reddito per le fasce più deboli, magari aprendo una conflittualità con il governo. Abbiamo i conti a posto, in città c’è un risparmio diffuso e i cittadini, attraverso l’emissione di Boc, potrebbero essere invogliati a finanziare il Comune anziché le banche (con risparmi remunerati).

Il ballottaggio. Una parte dei vostri elettori voterà Sala, un’altra non vuole sentirne parlare. Cosa farete, visto che sul “voto utile” verrete massacrati?

Il voto utile non esiste, c’è un primo turno e non è vero che chi vota per noi spiana la strada al centrodestra. Noi abbiamo soddisfatto l’esigenza di chi non vuole andare a votare Sala, ho il dovere di tenerli insieme fino al 5 giugno. Non darò libertà di voto, perché il voto è sempre libero, dirò solo quello che farò io. E dopo il 5 giugno andremo avanti, abbiamo già incontrato i candidati di sinistra di altre città per continuare un percorso comune in vista del referendum di ottobre. Quel voto è fondamentale, nel nostro simbolo c’è scritto “sinistra e costituzione”, credo che non sia ininfluente per un elettore di sinistra il fatto che Sala voterà come Renzi.

Ti aspettano altri cinque anni a Palazzo Marino?

Non so… spero che i giovani presenti nella lista di Milano in Comune prendano così tanti voti da permettermi di non fare anche la prossima legislatura.

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