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“Popolo e autonomia, la mia ricetta rivoluzionaria”

Bilancio, orgoglio e (poca) autocritica del sindaco, che ci riprova: «Con i napoletani ho una connessione sentimentale e a Renzi volevo mandare un messaggio: devi aver paura di questa politica dal basso con le mani pulite. E lui l’ha capito, infatti è sempre qui»

04pol2-de-magistris9Sindaco de Magistris, deve spiegare quelle frasi su Renzi.

Una singola frase tirata fuori da un comizio non è commentabile. Il mio messaggio è che a Napoli sta nascendo un nuovo modo di fare politica, dal basso e con le mani pulite, contro il sistema cui appartiene Renzi. Di questo deve aver paura, e ha paura. Tant’è vero che ha scelto Napoli per fare campagna elettorale. È sempre qui, con il governo schierato.

Cinque anni fa con lei c’erano quattro liste, oggi 14 con qualche vecchio sostenitore di altre giunte e altri candidati. Incoraggia il trasformismo?

Credo di essere il sindaco più di sinistra d’Italia. Ma in questi anni ho parlato alla città, ho creato una connessione sentimentale con la mia gente. E ho lavorato molto sull’autonomia, la dignità e l’orgoglio del popolo napoletano, per la difesa dei diritti e della Costituzione. Tutto questo va oltre il recinto della sinistra. Sono stato in strada, ho preso abbracci e applausi, critiche e contestazioni. A nessuno ho chiesto la tessera. Questo movimento popolare attraversa la città e quindi anche le nostre liste, con tutti i rischi che non mi sfuggono. Può esserci qualcuno che oggi mi sostiene ma quattro anni fa aveva tutt’altro in testa. Però abbiamo dei paletti precisi: non vogliamo voti di camorra, non vogliamo i voti di chi si ispira ai fascismi vecchi e nuovi. Per il resto non saranno certo tutti radicali di sinistra come il sindaco, ci saranno certamente anche liberali, riformisti, socialisti o di destra moderata.

Il collante è lei, con una proposta politica assai personalizzata. Anche troppo: ha perso per strada molti sostenitori di cinque anni fa.

Non è così, quasi tutti quelli della prima ora sono tornati con noi, anche quasi tutti quelli della lista civica. Ho rotto con alcuni assessori per divergenze sul modo di amministrare o perché non li ho ritenuti all’altezza. Ma gli assessori rappresentavano solo loro stessi, non erano riferimenti di aree politiche. Nella seconda parte del mandato, poi, abbiamo rafforzato la squadra che oggi è di prim’ordine. Io sono in prima linea, certo, non mi nascondo.

Ha creato un’associazione e una lista che si chiamano con le iniziali del suo cognome, Dema.

Dema sta per democrazia e autonomia. Qualcuno ci vuole vedere de Magistris ma non è così. Non è neanche la lista più riferibile a me.

Ha citato l’attivismo sociale, ed è visibile. In diversi quartieri della città ci sono occupazioni, laboratori politici, movimenti e reti di cittadini che però si muovono su un terreno diverso e lontano rispetto all’amministrazione comunale. Perché se ne attribuisce il merito?

Perché c’è una grande novità: in questi cinque anni ci siamo incontrati e talvolta anche scontrati, restando completamente autonomi. Oggi accade qualcosa di unico. Non c’è conflitto tra il sindaco democraticamente eletto e queste esperienze bellissime. Io parlo di processi di liberazione dal basso più che di occupazioni, di riqualificazioni di pezzi di città. Sono davvero tanti e in alcuni casi si è fatto un percorso insieme per adottare delle delibere che riconoscono formalmente i luoghi in cui si praticano usi civici, autogoverno, proprietà collettive. Faremo di più, penso a momenti di partecipazione decisionale alle delibere di giunta. Intanto non mi sono accodato ai sindaci che chiedono gli sgomberi. Noi sosteniamo queste realtà senza provare a guidarle dall’esterno e senza aspirare a un’alleanza elettorale. Non ci interessa.

A Bagnoli con i movimenti su spiaggia pubblica e rimozione della colmata eravate in dissenso, è stato Renzi che vi ha riavvicinato?

Il conflitto sociale quando è sano e la franchezza delle argomentazioni quando ci si rispetta fanno bene. Penso che alla fine avremmo fatto lo stesso la delibera sulla spiaggia pubblica a Bagnoli, ma se non ci fosse stata la petizione dei movimenti magari l’avremmo fatta molto dopo. La critica dal basso è utile. Ma a un certo punto, nel mio momento di massima difficoltà, quella gente ha capito chi è il sindaco di Napoli. Ecco perché alla fine ci siamo incontrati. Non per Renzi, un truffatore politico.

Oggi riconosce che è stato un errore aver ricapitalizzato Bagnoli futura?

Al contrario, mi prendo il merito di aver portato alla chiusura quel carrozzone, eredità di altre epoche politiche, salvando posti di lavoro. In cinque anni non solo non abbiamo licenziato nessuno, in piena crisi economica e in pieno pre-dissesto comunale abbiamo assunto e fatto concorsi.

Diceva di Renzi?

Su Bagnoli dimostra la sua mala fede. Va in tv a dire che sta facendo quello che l’amministrazione non ha fatto, cioè le bonifiche. Ma sa perfettamente che si tratta di un sito di interesse nazionale e dev’essere bonificato dal governo. Si muovono adesso perché nel dicembre 2013 ho fatto un’ordinanza per stabilire che chi ha inquinato – Cementir di Caltagiorne e Fintecna della Cassa depositi e prestiti, ossia del governo – deve pagare. Renzi arriva promettendo milioni che sono partite di giro, pensa che i napoletani siano in vendita. I napoletani hanno capito perfettamente che in questi anni Berlusconi, Monti, Letta e Renzi hanno cercato in tutti i modi di strangolarci finanziariamente, tagliando risorse, per interrompere questa esperienza politica. Ma non ci sono riusciti e siamo ancora qui.

La sua risposta a questi tagli nei trasferimenti, l’idea dell’autonomia fiscale, ricorda la Lega.

È il contrario. Bisogna partire dal fatto che tutto quello che è cambiato in questa città – prima invasa dai rifiuti, oggi dai turisti – è frutto del suo governo autonomo. Ci hanno tagliato 700 milioni di fondi perequativi. Noi non abbiamo privatizzato i servizi, abbiamo tenuto fede al referendum sull’acqua pubblica, abbiamo riportato al pubblico il sistema di igiene urbana e internalizzato il patrimonio immobiliare. Ora diciamo: non abbiamo più bisogno dei fondi di perequazione del governo centrale, purché i tributi che gli abitanti pagano e che vanno in buona parte al governo centrale possano rimanere nel nostro territorio.

Lo facessero tutti i comuni, lo stato come garantirebbe i servizi pubblici essenziali?

Stiamo parlando solo dell’Irpef e della tassa sugli immobili. Il governo deve continuare a garantire i servizi legati ai diritti costituzionali, giustizia e sicurezza. Pensiamo che questa rivoluzione debba riguardare le grandi aere urbane come Napoli, Roma e Milano. Che dovrebbero poter accedere direttamente ai fondi europei.

Un errore che non ripeterebbe?

All’inizio ho fatto una Ztl troppo rigida che ha bloccato la città, non c’era un trasporto pubblico adeguato.

E uno sbaglio politico?

Non avrei dovuto partecipare alla campagna elettorale della lista Igroia. I napoletani hanno pensato che mi stavo distraendo.

Andrea Fabozzi – il manifesto

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